Vincenzo De Francesco

Fotografo




Gino


Il 28 maggio del 2017 quando la capitale tributava all’VIII Re di Roma gli estremi saluti per la sua ultima partita dopo 25 anni di onorata carriera, c’è invece chi avanza ancora dopo 70 anni di duro lavoro.
Il suo nome è Gino Scarano classe 1937 possiede ancora la bottega in via dei Quintili strada cardine dello storico quartiere del Quadraro. Qui esercita ancora la professione del barbiere ereditata dal padre il quale lo fece esordire sulla testa di Totò dato che in quei anni era l’unico nei pressi degli studi di Cinecittà. Molti attori venivano qui a mangiare a farsi i capelli come Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Nino Manfredi e Paolo Gallini; era solito anche operare a domicilio.
Come si oltrepassa l’uscio del negozio ci si proietta immediatamente negli anni d’oro del cinema italiano che oltre a sfornare capolavori che ancora oggi sono apprezzati in tutto il mondo, era rappresentato da attori e attrici di grande spessore.
Tutte e quattro le pareti dell’ambiente sono completamente coperte da cornici con foto raffiguranti tutte le persone passate di lì. Emergono diversi attestati di riconoscimento dell’attività e i suoi cimeli che mostra con ostentazione.
Sul banco di lavoro non vi è un minimo spazio libero ogni cosa è al suo posto con un fine ben preciso ed i sedili che hanno visto posarsi infinite natiche mostrano ancora la fodera di pelle lucida come se fosse appena fabbricata.
La mattina alle sette quando alza la serranda e predispone un minimo l’area dove entrerà in azione, vive quel momento sempre col sorriso che nella norma è un po’ difficile per quell’ora, con la curiosità di cosa gli aspetterà nell’arco della giornata. 
Tutto si svolge in un monolocale, dove mentre il cliente è impegnato nel taglio, alle sue spalle sui divanetti per chi attende il proprio turno si dibatte in maniera eclettica e disordinata. Si inizia a parlare dalla Roma con chi gioca, di Berlusconi e delle sue donne, ma appena l’aria si fa seria ecco che qualcuno tira fuori infuriato l’ultima bolletta salata, prendendosela con lo stato e che le tasse ci stanno rovinando. Il parcheggio che non si trova, che in città ormai non si respira più, di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese e non ha i soldi neanche per andarsi a fare la barba. Dopo questa parentesi negativa la conversazione si orienta sulle corrispettive mogli e ci si scambiano consigli su come sorprenderle al loro ritorno la sera. Ma arrivati a mezzogiorno tutti i problemi scompaiono perché la priorità va a su cosa mangiare a pranzo.
Ed è qui che ogni uomo è come se crollasse in baratro sentendosi desolato disposto a chiedere aiuto per non rimanere a digiuno fino alla cena. Gino invece non batte ciglio e semplicemente ordina a qualche cliente di andargli a prendere un panino alla norcineria sul lato opposto della bottega che sa già che non lo deluderà.
Una cosa imprescindibile a fine pasto che rende felice ogni essere umano è un buon caffè, necessario per ripartire all’opera con la stessa determinazione.
Anche se nella seconda parte della giornata visto che di solito l’affluenza è scarsa, Gino si mette dietro le tastiere collegate ad un impianto valvolare degli anni ’60 ancora in ottime condizioni e qui mostra a tutti la sua arte nel canto. Si parte con Gabriella Ferri passando per Carosone, Califano e concludendo la storia con i grandi classici della musica italiana. Con grande carisma riesce ad attrarre l’attenzione dei passanti. Nonostante l'Italia è nella crisi e c’è tanta povertà i calciatori continuano ad intascare miliardi per giocare a pallone. Ma questo non sembra demoralizzare Gino anzi neanche ci pensa più perché il suo obbiettivo è vedere la felicità negli occhi della gente.

 




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