Reportage

Hai Paura del Buio? Il Festival

Trovo sempre più complicato trovare un modo per estraniarmi con la mente in questo sistema basato sul profitto. Tutti pensiamo a guadagnare incessantemente per auto compiacerci di qualcosa che neanche noi ricordiamo più qual è.
Siamo costretti a dipendere oltre che dal denaro anche da tutti gli altri tipi di droga che questa società ci porge sotto il naso.
Quando mia nonna mi diceva, nonostante avesse solamente la terza elementare, il proverbio “Aiutati che Dio ti aiuta” non era affatto un incitamento a chiedere i voti bensì un’iniezione di ottimismo a battere il ferro finché è caldo e perseguire le proprie ambizioni.
Attualmente ancora non mi sono imbattuto in una via di fuga da questo buco nero ma una soluzione per almeno tastare qualcosa di tangibile che mi faccia sentire sicuro di me stesso forse è quella giusta, ovvero ascoltare la musica.
Tutto è iniziato all’età di 6 anni quando mia madre che al tempo lavorava come impiegata dell’ufficio stampa della SIAE, mi portò una sera alla rassegna artistica Enzimi organizzata dall’associazione Zone Attive, una delle poche realtà sociali promotrice di eventi interessanti nella città di Roma.
La kermesse aveva luogo nell’immenso stabile che doveva essere finalizzato in occasione dei mondiali di calcio del 1990, per potenziare il collegamento tra l’aeroporto di Fiumicino e il centro. Visto che l’Italia si è sempre distinta per l’eccessivo numero di opere urbanistiche incompiute e inutili alla cittadinanza, a causa del debole flusso di passeggeri viene preferita la Stazione Tiburtina e quindi abbandonata a se stessa.
La line up del festival era composta da tantissimi nomi della sfera musicale underground italiana che io per la mia tenera età purtroppo non conoscevo e non avevo minimamente idea di chi fossero, ma di uno solamente rimasi impressionato ed iniziò così il mio grande amore per gli Afterhours.
In quell’anno erano in tour con il loro secondo album vero e proprio “Hai Paura del Buio?” che si può considerare un vero calcio in faccia.
La musica come la conosciamo tutti è un mezzo di espressione immediato che ci tocca all’instante le corde dell’animo, ma come ogni tipo di piacere se abusato male può trasformarsi in dipendenza e distoglierti dai problemi prioritari.
Nel caso degli After, in maniera particolare dell’autore dei testi e deus ex machina Manuel Agnelli, il progetto musicale vuole dare un imprinting emancipativo cioè di utilizzare la musica come mezzo per prendere posizione, per cambiare questa realtà corrotta e disgregata. La band si trasforma in una sorta di movimento che decidi tu ascoltatore se farne parte o meno se ti ritrovi in quello che esprime.
Perché un mondo migliore è possibile ma se restiamo tutti inerti un mondo peggiore è probabile. Dopo l’edizione di Enzimi del ‘97 ne fu fatta un’altra nel 2001 che vedrà alla direzione artistica proprio Manuel Agnelli il quale assegnò al festival il nome del film Tora! Tora! Tora! di Richard Fleischer sui preparativi della presa di Pearl Harbor.
E' palese che questa scelta è stata fatta per dare un segnale di avvertimento che la tempesta era in procinto. A questa manifestazione infatti parteciparono parecchi artisti sempre dell’ondata indipendente degli anni '80, ma anche band neonate che presto divennero alla pari dei loro precursori e vale a dire i Verdena, Linea 77, Meganoidi e Mau Mau.
La location del festival ha luogo presso il Campo Lanciani uno spazio immenso in disuso retrostante alla Stazione Tiburtina.
Anche in questa occasione ne possiamo trarne la dimostrazione che la cultura è lo strumento più proficuo per rigenerare le zone devitalizzate della città soggette al degrado facendole respirare nuovamente. Purtroppo questi avvenimenti non sono costanti nel tempo.
Passati sedici anni arriviamo al 2013 dove la mia esistenza si era bella che contaminata e parecchi dubbi della mia infanzia si erano stabilizzati. Nel mese di giugno mi capitò per le mani la fantastica rivista XL che come tutte le cose belle non avrà un lunga vita, ed in copertina c’era un immagine di un gruppo di persone ammassate con delle torce in mano e sulla parte posteriore la scritta “Hai Paura del Buio?” Il Festival. Ebbene sì, si erano fatti aspettare per molto tempo ma poi eccoli di nuovo in scena ad irrompere la quiete. Munito di macchina fotografica ho cercato al meglio di documentare l’intero abominio nell’eccelsa ambientazione dell’Auditorium Parco della Musica che la fulgida mente di Renzo Piano ha creato.



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